La Barcolana 2018

Come raccontare un Maxi-evento come la 50° Barcolana 2018, regata record di ogni tempo con 2689 imbarcazioni iscritte, a partire da una prospettiva… Micro?

Per dare il taglio giusto a questo resoconto dobbiamo per forza partire dai Micro-eventi che hanno reso unica la nostra Barcolana rispetto alle altre 2688. Eventi Micro che si sono perfettamente inseriti nell’evento Macro e hanno lasciato una traccia per i prossimi sviluppi.

Partiamo da venerdì 12 ottobre. Siamo a due giorni dall’ora X e parte il primo Micro-evento, che ha già del miracoloso e per più ragioni. La prima: si radunano per la prima volta tutti gli equipaggi della squadra velica BELIMO, che appena nata già sorprende sia gli affezionati dell’universo Micro che di quello Macro. La seconda: che in una Trieste presa d’assalto da decine di migliaia di velisti, spettatori e turisti, in cui l’immensa piazza dell’Unità d’Italia comprime la massa dei visitatori come Times Square, un’intera sala del migliore bar del centro sia dedicata solo a noi… Miracoli di un’organizzazione ben fatta, precisa al millimetro.

Ecco da chi è composta la squadra velica BELIMO, che con i suoi equipaggi ha animato la serata:

  • CQS Tempus Fugit: supermaxi di 100”, lo sfidante per eccellenza che alla vigilia mira a sfilare la vittoria generale al defender. Stiamo parlando di un mezzo che ha saputo vincere una Sydney to Hobart prima di essere oggetto di un restauro radicale che ha portato 10’ in più, un bompresso chilometrico, prua inversa, canting keel con canard e due stranissime ali che ospitano i cosiddetti “crocettoni”. Più di attualità, il mistero della pinna DSS che è sparita (mistero chiarito dal suo team-manager Antonio Masoli proprio durante la serata… Acqua in bocca!).
  • Poison: l’UFO-28 delle stelle. Solo donne su questa barca (o uomini in incognito con lunga parrucca verde, come ci rivela la co-skipper Francesca Settimo), e che donne. La Barcolana by Night del giorno successivo l’ha vista in acqua con Giulia Conti e Francesca Clapcich (olimpiche di 49er, Laser, 470 ecc. ecc., campionesse del Mondo, d’Europa e d’Italia, veterane della Volvo Ocean Race… Altro?), Giovanna Micol, Flavia Tartaglini, Giulia Pignolo e Sally Barkow (tutte olimpiche a vario titolo e merito).
  • Raptor: un C-30 progettato specificatamente per il suo armatore, un bolide di 10 metri con l’eleganza di un cigno.
  • BELIMO: cosa lo spieghiamo a fare? Il piccolino della flotta, ma con il nome che conta e la sua bella storia da raccontare.

Evento bellissimo e coinvolgente, grandi idee sul tavolo e promesse di fare squadra, portando le esperienza dall’una all’altra barca. Sponsor felice, equipaggi felicissimi.

Proseguiamo con il secondo Micro-evento, il Trofeo Miramare corso fuori classifica da BELIMO ITA-80. Una regola poco lungimirante e inderogabile vieta la partecipazione alle imbarcazioni inferiori ai 5.81 m… Quei 31 centimetri non ci spaventano e andiamo a prenderci i 31 nodi al largo di Grignano, per un allenamento che toglie molta ruggine.

Nello stesso momento il centro di Trieste si popola di Micro, arrivati chi via terra, chi via mare. Reglisse, Shilla e Ketchup si ormeggiano al Molo 0, pronti a concorrere per il titolo di barca più piccola dell’immensa Barcolana. Anche per loro sarà un pomeriggio di allenamento intenso e bagnato.

La sera è tanto affollata quanto magica.  Si passeggia, se ci si riesce, tra i moli a cui sono ormeggiati l’Amerigo Vespucci (ve la immaginereste ormeggiata all’inglese, in andana su un Micro? 😀 ), i SuperMaxi che brilleranno il giorno dopo e un vespaio di oltre 150 cugini Meteor, che con i loro 6 m fuori tutto sono in fondo portatori di una filosofia a noi molto vicina.

Ecco, siamo all’ora X.

Domenica 14 ottobre, Barcolana numero 50. BELIMO esce dal golfo di Grignano alle 8.40, superando gli assurdi mulinelli d’aria che si formano sotto al ridosso del castello di Miramare: una specie di Scilla e Cariddi Micro-meteorologica. Subito il nostro scafo mignon viene accolto da una botta di 27-30 nodi, proprio come quella che avevamo lasciato il pomeriggio precedente. Purtroppo il fiocco non ce la fa: un due tre e via la stecca, si apre un bello squarcio nella vela in corrispondenza della tasca. Il tempo e il vento consentono un rientro in porto da veri pirati, un cambio in corsa con pit-stop automobilistico e di nuovo verso il campo di regata. Tutto a posto!

Il colpo d’occhio è pazzesco. I dati tecnici: vento sui 20 nodi da 145°, raffiche potenti soprattutto sotto costa, onda poco formata inferiore al mezzo metro. I dati pratici: una situazione pazzesca, appena si entra nel traffico del pre-partenza il vento non esiste più, o meglio ne esistono moltissimi. Si passa come niente dalle coperture totali agli schiaffoni sulla randa. Manovrando come sempre senza motore (che non c’è), decidiamo di portarci sopravento alla linea per manovrare in aria pulita, fuori dal traffico, in attesa dei segnali di partenza.

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Un dispositivo fondamentale ci abbandona, con la batteria morta: il VHF portatile. Senza informazioni acustiche, e senza speranza di poter ascoltarle dalle barche vicine a causa del vento forte, ci toccherà tenere mille occhi aperti per vedere i segnali di partenza: su una linea di due chilometri e oltre bisogna cercare solo il fumo dei razzi di segnalazione, senza badare ai segnali sonori in ovvio ritardo. Ad aiutarci arriva addirittura la Pattuglia Acrobatica Nazionale: le Frecce Tricolori sono puntualissime alle 10:10 a disegnare la linea, ci danno un riferimento e ci scusano se per questa volta non possiamo goderci lo spettacolo: come loro, oggi anche noi dobbiamo manovrare in spazi ridotti e l’attenzione è tutta all’acqua. 10:20, fumo bianco: preso. 10:30, fumo verde: partiti.

Abbiamo scelto il lato destro della linea, consigliato sia dalla debole corrente che va verso nord-ovest sia, in prospettiva, dalla rotazione destra del vento, attesa nel corso del primo lato. Ha due svantaggi che non abbiamo considerato a sufficienza: primo, con la rotazione destra ed il campo così affollato, saremo sottovento a quel muro solido che è la flotta; il muro oltre a coprirci fa deviare notevolmente il vento verso le sue estremità anteriore e posteriore, vanificando in parte la rotazione a destra. Secondo, una linea lunga due chilometri non allineata al vento vuol dire che una gran parte di essa (la parte sinistra, nello specifico) si trova al di fuori del letto del vento e sopravento alla layline. Questo si sapeva, ma il fatto che l’estremità sinistra fosse ben 30° oltre la lay, permettendo a chi la sceglieva una discesa in boa quasi al traverso mura a sinistra, l’abbiamo capito in ritardo, solo vedendolo sull’acqua. Quando si dice “fare esperienza”: ci servirà la prossima volta!

Nel primo lato cerchiamo ovviamente di sfuggire alle coperture. Il sistema di in-hauler del fiocco installato prima del Mondiale funziona e ci permette di stringere parecchio per brevi istanti, obbligando molti palazzi galleggianti a sfilarci sottovento. Le velocità salgono e scendono all’improvviso, rendendo impossibile navigare in target; rolliamo e contro-rolliamo senza poter capire da chi siano causati i rifiuti, dal momento che i mulinelli d’aria si intersecano fra loro. Identifichiamo una barca da usare come riferimento, il famoso Mini 6.50 Spot 444, con equipaggio doppio per l’occasione. Siamo mura a sinistra, per un po’ ci resta davanti sopravento, poi tenta l’issata del gennaker ma siamo entrambi troppo stretti per poterlo portare, con una prua di circa 195° con 50° sul vento reale. L’aria in realtà non ruota a destra, inizia invece a dare buono a sinistra portandosi intorno ai 130°. Spot poggia per 210°, poi cede e ammaina, orzando ancora, ma intanto l’abbiamo recuperato e ripassato. In avvicinamento alla prima boa potrà finalmente poggiare nuovamente e issare il gennaker: ci prenderà progressivamente fino a 100 m di vantaggio, che rimarranno costanti fino all’arrivo (…gli altri Mini: tutti dietro! :-D).

In questo primo lato viviamo di episodi, piccoli vantaggi conquistati tenendo il sopravento ai giganti. All’arrivo in boa ci aspetta una situazione che, contrariamente alle aspettative, è di assoluta tranquillità. Ci saranno 15 file concentriche di barche intorno alla boa, tutte strette tra loro e ammassate… solo che iniziano ad ammassarsi ad una distanza di tre metri dalla boa. Mai vista una pacchia simile: ci infiliamo come se niente fosse strambando rasente la boa e via, orziamo mura a dritta sopravento a quel bel groppone di barche che restano lì a scornarsi. Ormai con vento stabile intorno ai 160° diamo spi e iniziamo finalmente a navigare bene.

Da qui fino alla boa successiva c’è un breve tratto da correre sopravento a tutti (a meno di una scaramuccia iniziale con un 30 piedi datato, pieno di gente in pozzetto, che dobbiamo riuscire a sfilare sottovento. I primi due tentativi vanno a vuoto, al terzo rallentiamo sventando lo spi, ci prendiamo adeguato spazio sottovento togliendo aria al J-24 che cerca di infilarsi, puggiamo decisi e riusciamo a passare una lunghezza d’albero sottovento al fiocco del bestione, prima di ri-orzargli in prua), in un’aria che comunque non si può definire pulita: le migliaia di barche ancora in approccio alla prima boa creano un rifiuto, anzi un ridosso, che si può sentire fino al Lago Maggiore. Ma ora si cammina liberi e questo è tanto.

Seconda boa di questo percorso a trapezio passata con fotocopia della prima: interno assoluto a sfiorare la boa, si orza cercando di restare alti. Siamo ora di bolina mura a dritta, il lato è obbligato in direzione del Castello di Miramare. Sono le 11.50, i modelli meteo davano un sinistro secco per le 12:00 e questo in realtà anticipa di 10 minuti (…mamma mia, che modelli inaffidabili! :-D). Con la nuova aria da circa 70° si tratta di bolinare con una prua bussola di 20°: insomma, è una corsa di cavalli per la boa. Spot è sempre là davanti, ben visibile con il suo randone, a darci i riferimenti corretti per le raffiche e la rotta. Navigando verso terra si avverte precisamente il rinforzo, con il massimo dell’intensità proprio sotto il promontorio di Grignano.

Alla terza boa decidiamo di prolungare il bordo mura a dritta verso la costa, per prendere il rinforzo, il sinistro e il sopravento. Tuttavia non estremizziamo la scelta, sbagliando, e viriamo troppo presto. La corrente è calata del tutto, le barche sono ora meglio distribuite sul campo e iniziano dei piccoli duelli che ci vedono perdere alcune posizioni, poggiando un paio di volte negli incroci e beccando qualche copertura di troppo. Non è il nostro bordo migliore: navighiamo fianco a fianco con un bravissimo Meteor, Ricomincio da te, che disegna perfettamente il bordeggio e ci fa venire un po’ di invidia e di nervi tesi.

É la volta della quarta e ultima boa, che va scapolata per trovarsi poi a puntare il traguardo con una passerella sul lungomare di Barcola. Dritti per dritti, lanciamo la nostra sfida di velocità al Meteorino… e la perdiamo. Sbagliamo a rilevare la linea del traguardo (e qui rimpiangiamo di non aver inserito le coordinate delle boe nel nostro GPS portatile, ci avrebbe aiutato parecchio. Si parlava dell’esperienza, no?), stiamo alti e approcciamo la linea del traguardo inutilmente sopravento. Chiudiamo 609°, sesti di categoria dietro agli imprendibili e bravissimi equipaggi degli XO Racer. A seguire, per quello che alla Barcolana vuol dire subito dietro, arriva Shilla 740°, Ketchup 864° e Renetta 1006°: tutti nella prima metà della flotta iscritta!

La festa è finita, giriamo la prua e rientriamo a Grignano sotto spi senza infastidire la flotta che ci viene incontro. Una volta in porto notiamo che l’atmosfera è ancora carica, ci dispiace esserci persi quello spirito di vacanza e scambio di indirizzi col vicino di ormeggio, con promesse di andarsi a trovare nel weekend: affrontando l’impegno con un’impronta agonistica si rinuncia chiaramente alla parte più pecoreccia, fatta di vino bianco e pasta allo scoglio, che di questa regata è un asset fondamentale e magnifico. Abbiamo creato però un nuovo ponte con la squadra di BELIMO che, anche a suon di paste allo scoglio, vogliamo far durare e crescere.

Barcolana 50: che bella festa!

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